venerdì 27 giugno 2008

Meteo


"Facciamo ying e yang, hip e hop, l'ultima nuovissima fesseria, il flip che fa flop! Uaaaoo! Ed ecco a voi le previsioni del tempo di oggi: caldo!"

Love Daddy (Samuel L. Jackson) deejay di We Love Radio FM 108 "...l'ultima dell'effeemme, la prima nei vosti cuori" in Fa' la cosa giusta di Spike Lee (USA,1989)

lunedì 23 giugno 2008

Teatro anonimo




... Teatro anonimo che eserciterà o meno un’azione sui presenti, ma che si compirà comunque e troverà la propria giustificazione nel semplice fatto di venire rappresentato. Così, per offrire l’embrione di un esempio, voi potrete inscenare un’opera teatrale che consista nel prendere la metropolitana alla stazione di Vaugirard e scendere a Chàtelet. Non si tratterà di un viaggio ordinario, ma di una prova d’attore.
(...)
Anche leggendo “Le Monde” mentre passeggiate sotto i portici di rue de Rivoli avrete fatto teatro anonimo.

Julio Cortàzar, Il giro del giorno in ottanta mondi, Alet, 2006.

Il più grande attore di teatro anonimo è quello che neanche sa che sta recitando, che sta mettendo in scena se stesso. Ma quando lo sa, se perde qualcosa, qualcosa pure acquista.

mercoledì 18 giugno 2008

Il più grande sergente


A 86 anni è morto ad Asiago Mario Rigoni Stern. Si conoscono le persone anche leggendo i loro libri, che è una cosa diversa dalla conoscenza personale ma non per questo meno vera. Di Rigoni Stern mi piaceva il rispetto con cui avvolgeva gli esseri viventi, fossero lepri o gazze, o l'ape tramortita dal freddo, raccolta sul sentiero e riportata all'arnia. Da montanaro raccontava le storie dei soldati italiani e francesi che si combattevano dai due versanti delle Alpi, citandoli uno a uno per nome e cognome. E ricordo l'incipit di un Il sergente nella neve, olfatto e udito per raccontare un paesaggio alieno, ostile e lontano, come la steppa russa: Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don.
Grazie per i libri e le storie, sergente.

giovedì 12 giugno 2008

Voi siete qui (due). Antipodi o antipatie?


La buca era diritta come un tunnel, poi s'inabissava così rapidamente che Alice non ebbe un istante per pensare di fermarsi, poiché si sentiva cadere in un precipizio che somigliava a un pozzo profondissimo.
(...) "Chi sa quante miglia ho percorso a quest'ora?" esclamò. "Davvero sto per toccare il centro della terra. Suppongo che saranno quattrocento miglia di profondità - " (come vedete, Alice aveva imparate molte cose nelle sue lezioni, ma non era quella la migliore occasione per fare sfoggio della sua erudizione, non c'era nessuno che l'ascoltasse, ma pure era bene ripassarle) - "Sì, sarà questa la vera distanza, o press'a poco - ma vorrei sapere a quale grado di latitudine o di longitudine sia arrivata!" (Alice non sapeva mica che fosse longitudine o latitudine, ma pensò ch'erano belle parolone a dire, e le disse!)
Passò qualche istante e poi ricominciò. "E se dovessi traversare la terra? Sarebbe bella se uscissi fra quelli che camminano con la testa in giù! Credo che si chiamino le Antipatie - "(questa volta fu contenta che nessuno l'ascoltasse, perché quel nome non le suonava giusto all'orecchio) " - domanderò loro che nome abbia quel paese. Di grazia, signora, è questa la Nuova Zelanda? o l'Australia?" (e cercò di fare una riverenza mentre parlava - figuratevi, far riverenza mentre si casca giù a precipizio! Dite, potreste farla voi?) "Ma se farò questa domanda mi crederanno una sciocca. No, non la farò: forse troverò scritto il nome in qualche parte, laggiù (...) quando, tonfete! cascò sopra un mucchio di rametti e foglie secche, e la caduta finì. Alice non si fece male e saltò in piedi lesta e pronta: guardò in alto, non era buio: davantia lei c'era un lungo corridoio dove correva il Coniglio bianco...

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, capitolo I.

mercoledì 11 giugno 2008

Aquile e aquiloni



Non sono un ingegnere, né un esperto di economia, non sono un pianificatore né un politico, sono uno che, a naso, alle colate di cemento e la radioattività (controllata, certificata, di quarta generazione e senza frontiere, per carità) preferisce gli aquiloni e l'aria fresca. A volte però vorrei essere un ingegnere, per valutare l'efficacia e la portata di progetti come questo QUI. A me sembrano incredibili... dimenticavo che sono un ingenuo.

venerdì 6 giugno 2008

L'ingenuo


L'ingenuo legge degli effetti biologici della radioattività su Wikipedia, s'inquieta e non se la sente di approfondire troppo;
L'ingenuo pensa che nel caso delle centrali nucleari non c'è bisogno di tanti incidenti: uno solo, grande, sarebbe sufficiente a molte generazioni;
L'ingenuo pensa che una gestione oculata dell'energia, un risparmio feroce, la diffusione delle pratiche intelligenti e qualche rinuncia, varrebbero una centrale nucleare;
L'ingenuo pensa che l'eolico, il solare, il geotermico bisognava farlo ieri, oggi, dai.
L'ingenuo pensa che in Italia non si è ancora riusciti a trovare tane sicure per le scorie di poche centrali chiuse tanti anni fa;
L'ingenuo pensa che l'Italia non sia proprio il posto adatto per gestire immondizia di nessun tipo, tantomeno nucleare;
L'ingenuo pensa che se quasi tutti hanno le centrali, noi potremmo provare a sfruttare il fatto che non le abbiamo;
L'ingenuo pensa che il pericolo delle centrali non risieda in tutto quello che si può prevedere, ma proprio nell'inaspettato, nell'imprevedibile;
L'ingenuo pensa che la sicurezza delle centrali non risieda solo nella rigidezza delle procedure, ma pure nella debolezza dell'essere umano, nella noia, la furberia, la scorciatoia, la follia;
L'ingenuo pensa che le centrali vanno in un futuro che ci appartiene solo in parte;
L'ingenuo pensa che nel futuro potrebbero nascere generazioni non in grado di gestire rifiuti pericolosi e centrali in disuso.
Vorrei essere anche io entusiasta per le nuove promesse centrali nucleari, purtroppo sono un ingenuo.

mercoledì 4 giugno 2008

Respiro


"Vorrei parlare con voi del respiro. Del primo e dell'ultimo respiro. E' il respiro che apre e chiude l'esistenza. Avrei potuto iniziare il mio discorso parlando del cuore, dell'ultimo battito, ma non avrei saputo parlarvi del primo perché è un'altra cosa: il cuore inizia a battere prima della nascita, lo sapete bene. No, no, il vero segno che siamo nel mondo dei vivi è il respiro. Nel ventre materno siamo come un qualsiasi altro organo dentro una membrana che non è nostra, con le arterie di un altro essere, ciechi come qualsiasi altra appendice: la vita, insomma, non è ancora nostra. Ne prendiamo possesso a una data e un'ora che è esattamente il momento in cui immettiamo la prima aria nei polmoni..."


Giorgio Todde, Lo stato delle anime, Il Maestrale/Frassinelli, 2006.